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“Stracci” – Il documentario

by 06/11/2022

Stracci è un documentario che racconta la sostenibilità della moda guardandola con gli occhi di chi da sempre ricicla abiti usati gli scarti tessili per trasformarli in materia prima.

La realtà è che non sappiamo niente dei nostri abiti. Ogni anno nelle discariche vengono bruciati 60 miliardi di kg di tessuti tessili. Ma anche molti abiti invenduti. Il motivo? Una sovrapproduzione voluta e ricercata. La necessità di produrre moltissime collezioni per stagione, perché il consumatore finale ha bisogno di trovare cose sempre nuove. Risultato? Un impatto ambientale pesantissimo che rende l’industria della moda la seconda più inquinante al mondo.

Gli stracci e il distretto di Prato

A Prato, in Toscana, i rifiuti tessili si chiamano stracci e sono una risorsa fondamentale. Da più di un secolo vengono raccolti e trasformati in materia prima. Come? Si straccia la lana in acqua sfruttando la forza idraulica, come nelle cartiere, per non strappare le fibre. In questo distretto si è dato vita ad un’economia circolare quando nessuno sapeva ancora cosa fosse. Gli stracci tornano fibra e si producono metri di stoffa. Dall’abito usato all’abito nuovo.  Oggi a Prato gli abiti usati arrivano da tutta Europa e i principali fornitori sono le organizzazioni benefiche.

I cenciaioli: un lavoro del passato PER il futuro

Oggi i cenciaioli lavorano soprattutto maglie che sono più semplici da disassemblare e hanno fibre più lunghe. È un mestiere di esperienza, ci vuole occhio e bisogna saper riconoscere le fibre al solo tatto.

Un’innovazione dentro l’innovazione? Si ricicla anche il colore. Con il riciclo si creano un’infinità di sfumature, evitando così anche il processo di tintura con tutte le conseguenze a livello ambientale.
India e Pakistan sono i maggiori fornitori di abiti usati per il distretto di Prato. Vengono inviati in container e divisi solo per colore e fibra.

Alcuni dati

Secondo la l McCartney Foundation nel mondo meno dell’1% degli abiti viene riciclato. Solo al 12% viene data nuova vita. Produciamo di più e usiamo di meno. Questo meccanismo mette a dura prova le risorse a disposizione. Nel mondo Quasi 98 milioni di risorse non sono rinnovabili. Nel 2026 se ne stimano 163 e nel 2050 300 milioni. Quello di cui abbiamo bisogno? Un’economia circolare. Reduce, reuse ,recycle.

Educare, educare, educare

È necessario educare brand e designer.
Il percorso verso un vero sistema moda circolare è ancora pieno di ostacoli. Un esempio? Durante la fase di lavorazione di un prodotto si determinano l’80% degli impatti. Materiali, assemblaggio, accessori sono fondamentali per determinare l’impatto di quel capo.
Un dato positivo? Dal 2025 la raccolta differenziata dei tessuti sarà obbligatoria in tutta Europa.
“Un’industria della moda sostenibile non può essere fatta solo di buone intenzioni. È responsabilità dei marchi. È una responsabilità dei consumatori.”

 

 

 

 

 

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