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Greenwashing: come riconoscerlo ed evitarlo

by in News, Sostenibilità 15 Maggio 2021

Definiamo “greenwashing”

Il greenwashing ricorda un po’ quando hai la coscienza sporca e fai qualcosa di estremamente gentile per riparare al danno. Perché un po’ ti senti in colpa e un po’ vuoi salvare l’opinione che gli altri hanno di te.

Le aziende che praticano il  GREENWASHING fanno esattamente questo. Dichiarano di essere green anche quando non lo sono, in nulla. L’obiettivo è creare un’immagine positiva delle proprie attività e dei propri prodotti o  nascondere comportamenti dannosi nei confronti dell’ambiente.

Etimologia della parola

Il neologismo è una combinazione tra le parole green (il colore tradizionalmente associato all’ambiente e al movimento ambientalista) e whitewashing (imbiancare e, in senso figurato, dissimulare o nascondere qualcosa), si riferisce proprio al tentativo dell’impresa di “tingersi di verde”. Apparire molto più sostenibili di quanto lo siano veramente. Molto spesso queste aziende sono lontanissime da qualsiasi definizione di sostenibilità ambientale e umana. Per l’impresa, in sostanza, è più conveniente investire nel comunicare il proprio impegno in termini di sostenibilità, attraverso la pubblicità e il marketing, piuttosto che nel mettere in atto misure realmente in grado di ridurne l’impatto ambientale.

Di chi mi fido?

Un quesito che ci viene posto spesso è come capire se un’azienda sta o meno praticando greenwashing. I capi sono davvero sostenibili, biologici e naturali? No, non dovete chiedere al commesso che le vende, né tantomeno allo store-manager o al responsabile marketing. La risposta è una sola: CERTIFICAZIONI.

Proprio così, il prodotto che stai acquistando deve possedere una certificazione rilasciata da un ente accreditato. Ce ne sono di tipi diversi, ognuna con i propri standard da rispettare. La più diffusa è la certificazione GOTS (Global Organic Textile Standard), che fa riferimento ad una norma internazionale usata per la certificazione delle fibre naturali e che comprende criteri di natura ecologica e sociale.  Consiste in un sistema di certificazione indipendente dell´intera filiera di produzione tessile.

E se non trovo la certificazione?

Innanzitutto, FACCIAMO ATTENZIONE A CERCARE LA CERTIFICAZIONE SUL PRODOTTO, NON SUL CARTELLINO.

Se non la troviamo, ma anche se è posta solo sul cartellino con moltissima probabilità, QUEL capo non è stato prodotto in maniera veramente sostenibile e non rispetta alcuni principi fondamentali di sostenibilità. Potrebbe essere composto SOLO IN PARTE da fibre naturali o potrebbe semplicemente portare sull’etichetta informazioni fraintendibili e non completamente vere. Un esempio sono gli abiti composti in cotone NATURALE. Il cotone è una fibra che per definizione deriva dalla natura e non ha bisogno di lavorazioni chimiche. Ma non significa che sia biologico. E’ importantissimo non fraintendere questi due termini. NATURALE e BIOLOGICO hanno significati totalmente diversi in questo contesto. Il cotone biologico, organico e sostenibile, QUELLO VERO, è stato prodotto senza l’utilizzo di fertilizzanti o pesticidi pericolosi. I lavoratori impiegati nella filiera produttiva sono stati pagati adeguatamente e nel rispetto dei loro diritti. Questo è quello che c’è dietro una vera certificazione.

Raccontaci la tua esperienza di greenwashing!

Noi di AlgoNatural cerchiamo di documentarci ogni giorno. Il nostro è uno studio costante e quotidiano di tutti i temi legati alla sostenibilità e, in quanto negozio di abbigliamento in fibre DAVVERO naturali, ci teniamo molto al tema del greenwashing. Purtroppo ci capita spesso di inciampare in aziende che lo praticano, ma probabilmente molte ce ne sfuggono. Ci farebbe piacere conoscere le VOSTRE esperienze, per aiutare i nostri clienti a sviluppare ulteriormente lo spirito critico in questo ambito molto spesso fuorviante.

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