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Dermatiti da contatto: attenzione ai coloranti presenti nei tessuti

by in News 28 November 2019

Secondo alcuni studi effettuati in dermatologia le irritazioni sulla pelle dipendono non solo dalla tipologia dei tessuti, ma anche da determinati colori dei capi d’abbigliamento (in particolare blu, rosso e nero) ceduti alla pelle in caso di forte sudorazione. Questi fenomeni non sono così frequenti e si verificano soprattutto se c’è la predisposizione della pelle a queste tipologie di allergie. Per fare luce su questa situazione la SIDAPA (Società Italiana di Dermatologia Allergologica, Professionale e Ambientale) ha istituito l’Osservatorio Nazionale delle Dermatiti da Tessuti per individuare le sostanze chimiche presenti nei tessuti che possono favorire la comparsa di determinate patologie ed allergie.

Dermatite allergica da contatto: come si manifesta e da cosa è provocata

La dermatite allergica da contatto è un processo infiammatorio cutaneo che si manifesta in seguito al contatto con agenti esogeni sotto forma di chiazze e di prurito intenso, prima localizzato e poi esteso alle altre zone circostanti. La dermatite allergica generalmente proviene da un’esposizione continuativa a tessuti e capi d’abbigliamento contenenti coloranti sensibilizzanti e altri prodotti per il finissaggio. I coloranti usati per tingere le fibre tessili nella maggior parte dei casi sono i responsabili della comparsa della patologia, in modo particolare quelli appartenenti al gruppo dei dispersi (disperso rosso 1, disperso giallo 3, disperso blu 106, disperso blu 124 e disperso arancio 3).

Alcuni coloranti utilizzati per la tintura contengono sostanze chimiche che, a contatto con la traspirazione, possono provocare allergie anche piuttosto gravi nei soggetti predisposti. Nello specifico le tinte scure che contengono nichel rilasciano una sostanza allergizzante pericolosa soprattutto per bambini e adolescenti che hanno una pelle particolarmente sensibile e più soggetta a dermatiti ed allergie. In Europa esiste una legge che vieta l’utilizzo di determinate sostanze nocive ma il controllo sui capi d’abbigliamento provenienti da altri paesi, dove è diffuso l’uso di coloranti e sostanze tossiche per colorare il tessuto, è piuttosto scarso. In questi casi bisogna leggere attentamente l’etichetta e prediligere capi certificati GOTS o IVN.

Il trasferimento del colorante dal tessuto alla cute si manifesta generalmente per contatto diretto ed è favorito da sudorazione, frizione e sovrappeso.

Per contrastare questa patologia ci sono due tipologie di prevenzioni:

  • la prevenzione primaria che ha come obiettivo l’eliminazione dell’insorgenza della dermatite da contatto in una popolazione di soggetti sani sia in ambiente professionale che extra-professionale;
  • la prevenzione secondaria che mira a preservare soggetti affetti da dermatite da contatto da recidive o una cronicizzazione della malattia.

Quali materiali utilizzare?

I materiali più a rischio sono quelli sintetici come elastan, nylon, lycra, acrilico, polipropilene, poliestere ecc. ma risultano anche i più utilizzati per la realizzazione di lingerie, collant, costumi da bagno, intimo e abiti. Queste fibre impediscono la traspirazione permettendo al sudore di irritare la pelle e fanno fatica a trattenere le molecole dei coloranti che scolorendo rischiano di rilasciare residui chimici sulla pelle.

Le fibre naturali come cotone, lino e seta riescono maggiormente a trattenere le molecole di colore riducendo la possibilità di irritazione. L’utilizzo di fibre naturali non trattate e prive di sostanze chimiche residue è estremamente indicato per la pelle di neonati e bambini che hanno bisogno di calore e di essere coperti da indumenti termoregolanti. Le fibre tessili vegetali sono coltivate biologicamente ed i colori delle tinture sono privi di qualsiasi sostanza nociva o metallo pesante. La resa estetica del capo d’abbigliamento quindi non subisce alcuna variazione e viene garantita la massima protezione alla pelle. Questi processi certificati da marchi internazionali come GOTS (Global Organic Textile Standard) e IVN (International Association of Natural Textile Industry) si basano sulla tutela dei lavoratori e su un produzione “green” che mira al risparmio dell’acqua e dell’energia.

Bisogna prestare attenzione anche ai tessuti tecnici che possono contenere metalli pesanti come piombo o nickel. Per le persone soggette ad allergie è sconsigliabile indossare colori scuri, con pailettes e con inserti dorati o argentati. Occhio anche agli abiti con stampe che possono contenere ftalati.

Per ridurre la possibilità di contrazione di allergie o patologie è consigliabile:

  • lavare i capi d’abbigliamento prima di utilizzarli usando acqua a basso contenuto di calcare;
  • controllare le certificazioni e le etichette sui coloranti utilizzati;
  • scegliere vestiti non troppo aderenti.
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