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Cos’è la moda sostenibile?

by 24/08/2022

AlgoNatural è un negozio di moda etica e sostenibile

Parliamo spesso di sostenibilità. Di cosa significa essere sostenibili e cosa fare per esserlo il più possibile nella quotidianità. C i siamo accorti, però, di aver lasciato un vuoto abbastanza tangibile nella cronologia dei temi che trattiamo e abbiamo trattato. In effetti, non vi abbiamo mai dato una definizione di cosa sia esattamente la MODA SOSTENIBILE. E quali siano le sue implicazioni.
Partiamo da un dato: AlgoNatural è un negozio di moda etica e sostenibile. A tutti gli effetti. Nasciamo come tali e così siamo rimasti nel tempo. Lo sottolineiamo perché non per tutti i negozi vale lo stesso. Alcuni partono come etici e si convertono alla moda tradizionale per le logiche del mercato e altri nascono come tradizionali per poi convertirsi alla moda etica un po’ alla volta.

Diamo una definizione di moda sostenibile

La moda sostenibile (o ecosostenibile) è un movimento e un processo di promozione del cambiamento del sistema moda verso una maggiore integrità ecologica e giustizia sociale. (Wikipedia). Questo cambiamento, però, non riguarda solo il prodotto moda, ma tutto il sistema coinvolto.
L’interconnessione dei vari sistemi coinvolti è un dato fondamentale per capire quanto la responsabilità della scarsissima sostenibilità dell’industria tessile non sia soltanto del cittadino, o dell’azienda, ma del settore pubblico e privato in generale. Oltre che del cittadino ovviamente.
Comprare o vendere solo capi di abbigliamento in fibre naturali non è l’unica cosa che fa della moda, una moda sostenibile. Se, infatti, continuiamo nell’acquisto compulsivo di capi seppur sostenibili, diamo retta alle logiche del consumismo quasi annullando gli effetti positivi dell’acquistare abbigliamento in fibre naturali.

Cosa significa essere un negozio di moda sostenibile?

Per i negozi è ancora diverso. Essere negozi di moda sostenibile non significa semplicemente vendere abbigliamento sostenibile. Si tratta di far parte di una comunità, in cui le logiche del marketing, del mercato, del guadagno non devono oscurare i principi su cui si basa una realtà sostenibile.
Significa fare rete, sostenersi a vicenda e trasmettere ai clienti gli strumenti giusti per poter essere un consumatore più consapevole. L’obiettivo finale dovrebbe essere quello di diventare un punto di riferimento per quante più realtà vogliano convertirsi ai valori della vera sostenibilità.
Riconoscete queste caratteristiche nel vostro negozio di moda sostenibile di riferimento?
Rifletteteci. Riflettiamoci.

Storia della moda sostenibile

Il movimento della moda sostenibile ha la sua origine in concomitanza con il movimento ambientalista moderno. Per quest’ultimo in particolare è stata fondamentale la pubblicazione nel 1963 del libro Silent Spring (Primavera Silenziosa) della biologa americana Rachel Carson. Nel testo l’autrice denunciava il grave e diffuso inquinamento associato all’uso di agrofarmaci come parte dell’industrializzazione, tema ancora oggi importante nel dibattito sull’impatto ambientale e sociale della moda.

All’inizio degli anni Novanta e in concomitanza con la conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo del 1992, i “temi verdi” sono entrati nelle pubblicazioni di moda e tessili.

Le due aziende maggiormente coinvolte in queste pubblicazioni furono Patagonia ed ESPRIT, che alla fine degli anni Ottanta hanno portato nelle loro attività preoccupazioni circa i temi legati all’ambiente. I proprietari di queste aziende dell’epoca erano amanti della natura e grandi appassionati di sport outdoor e hanno avuto modo di constatare il forte impatto sull’ambiente della sovrapproduzione e dal consumo eccessivo di beni materiali. Di conseguenza,  hanno deciso di commissionare una ricerca sugli impatti delle fibre utilizzate nelle loro aziende.
Per Patagonia, questo ha portato ad una valutazione del ciclo di vita di quattro fibre: cotone, lana, nylon e poliestere.
Per ESPRIT l’attenzione si è concentrata sul cotone – e sulla ricerca di migliori alternative ad esso – che all’epoca rappresentava il 90% del loro business.

Nel corso degli anni Novanta e all’inizio degli anni 2000, il movimento della moda sostenibile si è esteso a molti marchi. L’agenda della moda sostenibile ora ha una propria storia, delle dinamiche e una politica. Il settore della moda etica ha delle implicazioni enormi e comprende diversi progetti che cercano di migliorare l’efficienza delle risorse delle operazioni esistenti.

Alcuni falsi miti sulla moda sostenibile

“Acquistare abiti usati  è totalmente sostenibile” – Acquistare abiti usati è decisamente più sostenibile di acquistare abiti nuovi e di qualità dubbia. In fibre quali poliestere o cotone tradizionale, che richiede l’uso di notevoli risorse idriche e non solo. Acquistando usato dovremmo , teoricamente, aumentare il numero di volte in cui il capo stesso viene utilizzato e diminuire la quantità di “vestiti spazzatura” in circolo. Ma, c’è un ma molto rilevante, acquistare usato non dev’essere una scusa per acquistare molto e spesso, con meno sensi di colpa. Perchè? Per non ricreare il ciclo della fast fashion. E, non in ultimo, i capi che acquisti sono stati comunque prodotti utilizzando dei processi non etici, molto spesso. 

“Donare vestiti è etico e sicuro” – Ovviamente donare i propri vestiti con la certezza che non diventino rifiuti e arrivino nelle mani delle persone giuste è ESTREMAMENTE etico. Ma non sempre queste due clausole sono rispettate. Il mercato dei vestiti usati è un giro d’affari da milioni di euro. Quando riponiamo i nostri vestiti nei cassonetti gialli questi sono considerati automaticamente rifiuti, di conseguenza se non vengono gestiti dalle associazioni giuste finiranno per diventare tali, con tutte le conseguenze del caso. E, Un altro problema enorme è la velocità di produzione attuale: i vestiti usati sono tantissimi, troppi per restare in Europa. Molto spesso nemmeno le associazioni  riescono a gestirli tutti. E, quando sono in surplus, vengono spediti in grosse balle chiuse e rivenduti nel sud del mondo, rovinando l’industria tessile del posto. Ma non solo, i capi invenduti vengono gettati nelle discariche che non sono in grado di gestire la mole di lavoro.

Noi come negozio ci occupiamo spesso di donare abiti SOSTENIBILI alle associazioni o direttamente alle famiglie, tramite le associazioni.

 

 

 

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