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Storia del cotone biologico

La storia del cotone è antica quanto la nascita della civiltà. La sua scoperta si fa risalire ad almeno 7.000 anni fa, quando in Perù vennero ritrovate le prime testimonianze. Si pensa infatti che la fibra, ricavata dai semi delle piante Gossypium, venisse utilizzata già dagli Aztechi. I primi reperti sono datati, però, 2.700 a.C., e sono stati rinvenuti in Pakistan, ancora oggi uno dei maggiori produttori di cotone al mondo.

Fu intorno all’800 d.C. che il cotone venne importato in Europa, ed in particolare in Sicilia. Successivamente alla Rivoluzione Industriale, e dunque con la nascita delle prime macchine, il cotone si diffonde in tutto l’emisfero Occidentale, grazie al commercio tra il Regno Unito e le colonie americane.

Nel Novecento, la sua importanza inizia a diventare strategica per l’industria tessile e del fashion, grazie all’introduzione del denim, ma per sottostare ai dettami della produzione in serie, il terreno verrà trattato con fertilizzanti e pesticidi chimici ed i tessuti con coloranti al piombo e sbiancanti nocivi. Bisognerà attendere tempi più recenti per arrivare a parlare, invece, di cotone biologico, una fibra coltivata nel pieno rispetto dell’Uomo e dell’ambiente.

Per essere definito tale, il cotone organico deve essere coltivato, raccolto e trattato senza l’ausilio di diserbanti sintetici che inaridiscono il terreno. Oltre ad applicare il principio della rotazione delle colture, per nutrire il suolo vengono utilizzati compost e concime organico, mentre per la lotta ai parassiti ci si affida agli insetti antagonisti.

Morbido e fresco sulla pelle, ha il pregio di essere un prodotto eco-friendly e salutare. Oltre a essere capace di regolare temperatura corporea ed umidità, tiene lontane le allergie ed è interamente biodegradabile, non essendo lavorato con agenti allergenici e tossici. Il cotone bio non deriva da piante OGM e può infatti essere tinto solo con coloranti di origine vegetale, animale o chimica rigorosamente certificati.

Nel 2014, è stato lanciato il Global Organic Textile Standard (GOTS), che stabilisce criteri di sostenibilità e impegno sociale, utili ad attestare il rispetto di materie prime, ambiente e manodopera, in tutte le fasi di lavorazione. Anche per il packaging, lo standard prevede che non vi sia l’uso di formaldeide e ftalati.

Altrettanto valido ed importante è l’Organic Content Standard (OCS), che garantisce anche la tracciabilità della filiera; il Global Recycle Standard (GRS) o Recycled Claim Standard (RCS) assicurano il riconoscimento del prodotto riciclato, mentre l’OEKO-TEX®, valuta la tossicità dei tessuti.