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La moda sostenibile sbarca a corte: Kate Middleton convinta da Livia Firth

Abbigliamento ecologico

È la moglie di Colin Firth l’attore inglese apprezzato soprattutto per la sua performance in “A Single Man” di Tom Ford. Eppure Livia, al secolo Giuggioli, è una nota attivista che sostiene, ormai da anni, l’abbigliamento ecologico, arrivando non solo a promuovere grandi eventi come il Green Carpet Fashion Awards Italia, e il documentario, da lei prodotto, “The True Cost”, che parla del valore etico della moda, ma puntando anche a sensibilizzare i giovani e persino Buckingham Palace.

La Giuggioli ha infatti iniziato la sua carriera come produttrice cinematografica, ma da pochi anni è fondatrice e Direttrice Creativa di Eco-Age. Ltd, diventata, in poco tempo, punto di riferimento per la moda sostenibile e per contrastare lo sfruttamento della manodopera femminile.

Con The True Cost ha esposto, insieme al regista Andrew Morgan, le condizioni di schiavitù della manodopera del Bangladesh. A breve verrà mostrato un cortometraggio anche sulla filiera della lana, e sarà pioniere di una serie incentrata su tutti gli ambiti della produzione moda.

Più recentemente, la signora Firth ha fatto parlare di sé alla London Fashion Week e a Bruxelles, durante la proiezione di Living Wage, documentario realizzato da Annie Lennox sulla sostenibilità etica del sistema fashion.

Ma l’attenzione internazionale se l’è guadagnata collaborando con brand del calibro di Swarovski e di The Woolmark Company e con I Green Carpet Fashion Awards Italia.

Nel 2014, Livia è stata insignita del prestigioso “Award for Outstanding Achievement in Sustainability”, dalla ONG Rainforest Alliance, che premia i progetti di conservazione della foresta pluviale.

E la Giuggioli non si risparmia: instancabile è la sua partecipazione a eventi, seminari e sponsorizzazioni che le permettano di raggiungere le audience più vaste e lontane, dai giovani universitari ai manager d’azienda. Obiettivo? Promuovere l’abbigliamento ecologico ed etico, sostenendo il riuso e contrastando i cicli “tossici” che caratterizzano il fast fashion.

Ultimo progetto, in ordine di tempo, è il Commonwealth Fashion Exchange, messo in atto con il Segretario Generale del Commonwealth e la Direttrice Comunicazione di Buckingham Palace. Coinvolge ben 52 Paesi del mondo allo scopo di mettere in comunicazione noti fashion designer con fornitori e artigiani dell’altra parte del mondo.

L’evento è stato sostenuto da un vernissage allestito proprio a corte, il 21 febbraio, dove la moda sostenibile di marchi come Stella McCartney, Karen Walker e Burberry, sono stati indossati dai manichini biodegradabili dell’italiana Bonaveri, in plastica riciclata derivata al 72% dalla canna da zucchero.