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Emergenza plastica: perché è arrivato il momento di passare all’abbigliamento biologico

emergenza plastica
Negli ultimi anni c’è stata una produzione smodata di plastica, che sta incidendo negativamente su tutto il nostro ecosistema. La plastica viene prodotta in grandissima quantità dalle industrie sotto forma di imballaggi alimentari, sacchetti e fogli di plastica, ma anche dalle aziende di abbigliamento. La plastica è un materiale economico e molto resistente, perciò ha trovato larga diffusione in diversi settori industriali. Tuttavia il suo impatto sull’ambiente circostante, ma anche sulla salute umana, è devastante. Uno degli effetti indesiderati della plastica è il rilascio del particolato, una sostanza inquinante sospesa in aria che può causare danni molto gravi alla salute. In breve non è in gioco solo la salvaguardia del nostro ecosistema, ma addirittura la sopravvivenza del genere umano.

I prodotti chimici e la plastica si disperdono nella terra e nell’acqua. Ciò significa che beviamo e mangiamo sostanze altamente inquinanti. La plastica può impiegarci decine di anni prima di smaltirsi definitivamente, ed in questo lasso di tempo provoca danni incalcolabili. Ne è un esempio il capodoglio spiaggiato qualche giorno fa in Murcia, in Spagna. Inizialmente non erano chiare le cause della sua morte, ma dopo l’esame autoptico si è scoperto che l’animale aveva ingerito ben 29 chili di rifiuti umani, tra cui soprattutto plastica. I detriti ingeriti hanno provocato una grave infezione all’apparato digestivo, causandone la morte. Nei mari europei finiscono ogni anno tra le 150mila e le 500mila tonnellate di rifiuti di plastica. Questa situazione sta stravolgendo l’ecosistema marino, mettendo in pericolo delfini, balene e capodogli.

Cosa si può fare concretamente per ridurre la produzione di plastica? Si potrebbe ad esempio passare all’acquisto di abbigliamento biologico in fibre naturali, come cotone, canapa e bamboo. Diverse case di moda anche importanti stanno abbracciando la moda vegana, con la produzione di un abbigliamento ecosostenibile e “cruelty free”. Si tratta di una scelta etica, ma anche di marketing. L’abbigliamento vegano è infatti la nuova tendenza del momento, e potrebbe essere una strada percorribile per ridurre l’inquinamento di plastica nell’ecosistema. Un abito vegano però non sempre è biologico, ma deve rispettare i requisiti della Lav (Lega Anti Vivisezione). Si tratta di un “rating etico” suddiviso in 4 livelli di certificazione. Meno materiali animali vengono utilizzati, e migliore sarà il rating etico.

Per accertarsi che un abito rientri nell’abbigliamento vegano e biologico secondo i requisiti della Lav, bisogna leggere attentamente le etichette. I prodotti biologici realizzati in cotone bio devono essere dotati del certificato GOTS (Global Organic Textile Standard). Un’alternativa molto valida è la canapa, che viene unita al cotone biologico per rendere i capi d’abbigliamento più morbidi. Non bisogna infine dimenticare che i materiali ecologici ed ecosostenibili, oltre a tutelare l’ambiente, non contengono sostanze nocive o allergiche. Ciò significa che il contatto di questo materiale naturale con la pelle non provoca irritazioni, arrossamenti o reazioni allergiche. In conclusione l’abbigliamento biologico tutela l’ambiente e anche la salute delle persone.